Le linee della mano e l’ampolla dei sogni

Stai per lanciarti nella mischia e vivi il tempo in funzione di questo passo.
Sei sul bordo della piscina, un piede in acqua e uno sul trampolino, ma ti manca quello slancio decisivo, perché l’acqua è fredda e non hai il coraggio di immergerti in una sensazione nuova, che potrebbe rigenerarti o immobilizzarti, in un’ipotetica altalena di emozioni che spaventa il te stesso che vuoi essere.

Hai battuto lo spigolo sulla porta ed ora percepisci quel dolore intenso ed incessante che un pò è tortura, ma un pò ti piace, perché i messaggi del corpo ti aiutano a ricordare cosa vuol dire essere vivo.

Oscilli tra la paura del rimpianto e quella del rimorso, e nel frattempo rimani lì fermo su quel dondolo sotto l’albero, sopra al quale ti sei adagiato.
Ma il tempo arruginisce il ferro che ne compone l’impalcatura, fino a limitarne i movimenti, accentuandone il cigolio.
La comodità sta diventano la tua gabbia, e la senti pungere come fa l’acqua gelida quando tocca le gengive sanguinanti.

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I dubbi emergono e si fanno spazio come bolle d’aria in un impasto che non riesci ad amalgamare bene.

Il dubbio è quella nebbia che incontri in una strada di campagna, che ti fa fermare per la paura di cadere in una buca che non riesci a vedere, ma che in fondo nemmeno puoi sapere se esiste davvero.

L’istante in cui trasformi la paura in consapevolezza ha un suono sordo molto rumoroso.
Come uno schiocco di campanello mentre ti trovi sonnecchiante sul divano. Apri la porta ed è lì, la consapevolezza. Inaspettata, all’apparenza, ma la verità è che sei stato tu a creare le condizioni per farti trovare.

Tutto è cominciato con l’acquisto di una di quelle ampolle grandi, grandissime, di vetro trasparente verde speranza. L’hai riempita di tanti pezzetti di carta dove scrivere ogni giorno un desiderio.
Poi hai abbassato lo sguardo, ed hai scoperto di avere i lacci delle scarpe intrecciati tra di loro, la destra con la sinistra e viceversa.
Un nodo spesso, doppio e sicuro, che però ti costringe a rimanere fermo, per non cadere rovinosamente col volto a terra.
Alla fine l’hai tagliato perché, in fondo, si può camminare anche a piedi nudi.hand

Hai deciso allora di non dare peso alle linee della mano, che dovrebbero raccontare il tuo passato ed il tuo futuro, perché sai che ogni momento può essere quello in cui tutto può ancora essere.

Perché nessuno verrà a mettere a posto le cose, dovrai farlo sempre tu. Da solo.
Perché il mondo intorno a te è il riflesso dei tuoi pensieri.
Perché puoi decidere di orientare le tue azioni sulla base delle tue aspirazioni.
Perché a volte le cose che ci spaventano maggiormente sono proprio quelle che desideriamo di più.

E non avere mai paura vuol dire non fare nulla per cui valga davvero la pena vivere.


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