
La scala sulla quale sei sempre salito per avvicinarti ai tuoi sogni inizia a traballare.
Perché arriva il momento – e credimi, arriva sempre, prima o poi – in cui le basi sulle quali abbiamo fondato le certezze della nostra vita iniziano ad apparire meno solide.
Non ci sentiamo più sicuri di salire in alto, per paura che quella scala possa da un momento all’altro rompersi e farci cadere.
Ma davvero siamo fatti per rimanere immobili, con le radici ferme nello stesso posto per tutta la vita? E se cambiare le basi sulle quali ci siamo sempre appoggiati non fosse nient’altro che una spinta di tipo evolutivo, invece che un passaggio destabilizzante?
In quest’ottica, il cambiamento diventa non una rinuncia, ma una risorsa fondamentale per abbandonare il vecchio “habitat” che ormai non ci appartiene più.
Riuscire ad interiorizzare il cambiamento provoca la stessa sensazione piacevole che si avverte quando trovi sul fondo del pacco un biscotto, quando pensavi che ormai i biscotti fossero finiti. Lo stupore invita la gioia a danzare sulle note di una ritrovata consapevolezza. Perché la vita che (ri)-parte è un ballo inebriante, che si consuma tra fragranze di miele e arancia.
E questo nuovo inizio senti di volerlo trattare con delicatezza e rispetto, come quando eri piccolo e a scuola iniziavi a scrivere su un quaderno nuovo, che non doveva avere spiegazzature o macchie di inchiostro a sporcare i tuoi pensieri, mentre questi prendevano vita sui fogli di carta.

COSA OSTACOLA IL CAMBIAMENTO?
C’é una storia, intensa e drammatica, che mi affascina da sempre in modo particolare e che credo possa essere presa come emblema di questo post.
E’ la storia di Hiroo Onoda, soldato giapponese dell’esercito imperiale nipponico, che fu inviato nel corso della seconda guerra mondiale su un’isola delle Filippine, per contrastare l’avanzata nemica. Siamo nel 1944; un anno dopo il Giappone fu sconfitto, ma Onoda non lo sapeva e continuò pertanto a combattere quella che ormai era diventata la sua personale guerra: nascondendosi nella foresta, combattendo contro gli abitanti dell’isola e – pensando fossero nemici – sfuggendo sistematicamente alle spedizioni giapponesi mandate a cercarlo per riportarlo a casa.
Di fatto, Onoda rifiutò di credere che la guerra fosse davvero conclusa, nonostante i numerosi tentativi del governo giapponese di riportalo a casa.
Ci vollero quasi trent’anni prima di riuscire a convincerlo.
Questa storia apre a diverse considerazioni. Una su tutte: quante volte capita anche a noi di combattere guerre che in realtà sono finite da un pezzo?
Mi riferisco alle guerre interiori, retaggio di esperienze passate e che proprio per questo dovrebbero essere presenti al massimo come “rumore di fondo” della nostra memoria. Invece spesso si rivelano elementi condizionanti delle nostre vite, perché influiscono concretamente sui nostri comportamenti.
Traumi, delusioni, sofferenze, episodi che hanno condizionato i nostri processi di socializzazione primaria: eventi trascorsi, nascosti nel subconscio ma incredibilmente presenti nel nostro modo di stare al mondo.
È come alzare gli occhi e guardare una stella che ha ultimato il suo ciclo di vita: ancora ne vediamo e percepiamo la luce, per via dell’ incredibile distanza che la separa dalla terra. Ma quella che stiamo osservando potrebbe essere solo un’immagine “in differita”, “l’eco di una realtà scomparsa” che ancora si manifesta nel nostro presente.
IL VIAGGIO DELL’EROE
Superare quelle che sono le nostre battaglie interiori richiede una buona dose di consapevolezza, ma non solo. Spesso si riescono ad identificare le cause e la condizioni che, nel passato, hanno dato forma alle convinzioni limitanti che oggi determinano buona parte delle nostre insicurezze. Capirle e riconoscerle è il primo passo. Durante il viaggio potrai sentire quanto sia difficile rendere concreto il cambiamento, che intanto spinge dentro te come un neonato quando vuole uscire dal grembo materno, e dalla pancia si intravedono le sagome dei piedini e della testa, perché ormai non c’è più spazio, non c’è più tempo, non c’è più attesa da sopportare, perché è giunto il momento di aprirsi al mondo in quel fantastico percorso di esplorazione, curiosità, rischi, scoperte, cadute, soddisfazioni, delusioni, speranze.
E di doni inaspettati, ancora più dolci proprio perché non previsti e programmati, come frutti sconosciuti raccolti su un’isola deserta dove sei naufragato e dove pensavi di non trovare alcuna forma di sopravvivenza.
Inaspettatamente, proprio su quest’isola – che all’inizio vivi come un territorio selvaggio, ostile, pieno di pericoli – trovi la tua nuova casa. Da vivere e indossare come se fosse parte integrante della tua stessa pelle. Sarà quello il momento in cui sentirai di aver portato a termine il tuo viaggio dell’eroe.
E capirai che, se dal caos della tempesta la tua zattera di corde e legno è arrivata esattamente in quel punto, probabilmente non è dipeso dalla forza della corrente.
Sei stato TU a guidare inconsciamente te stesso proprio dove il tuo istinto di suggeriva di approdare.